La maggior parte dei problemi sociali che la Repubblica Italiana si trova ad affrontare hanno un comune denominatore: sono causati dall’attitudine dei politici italiani a fare “gli Splendidi”, ovvero partire dal presupposto che le risorse necessarie a risolvere un determinato problema siano infinite, salvo poi lasciare nella merda chi deve risolvere quel problema concretamente.
Fare gli Spendidi è una tradizione antica e nell’Italia moderna trova le sue radici nella Costituzione. Per fare un esempio, prendiamo l’articolo 112: “Il pubblico ministero ha l’obbligo di esercitare l’azione penale”. La Costituzione Italiana non dice come reperire le risorse per permettere il rispetto reale di tale obbligo, nè dice chi è obbligato a reperire tali risorse. In pratica, se leggiamo anche la parte sottintesa, l’articolo 112 recita: “Il pubblico ministero ha l’obbligo di esercitare l’azione penale e sono cazzi suoi come ci riesce”. Bisognerebbe inoltre notare che tra Parlamento, Governo e CSM, si stanno tutti impegnando affinchè questa norma sia di fatto inapplicabile.
Le tracce degli Splendidi sono bipartisan e si possono notare in qualsiasi ambito della vita del Paese:
- si legifera che tutti hanno diritto all’assistenza medica, salvo poi non avere le strutture adeguate per garantire i servizi, così accade che ci vogliano mesi di attesa per una TAC;
- si aprono cantieri per grandi opere senza stabilire la copertura finanziaria, e l’Italia si riempie di opere incompiute, che diventano vecchie ancor prima di vedere la luce;
- si consente allo Stato di macinare debiti su debiti senza ridurre i costi, tanto saranno i nostri figli a pagarne le conseguenze;
- si spendono mesi di dibattito parlamentare per promulgare leggi che poi vengono disattese in modo cronico dai cosiddetti decreti “milleproroghe”, perchè in effetti nessuno è più abituato a rispettare le regole;
- si mandano i soldati a fare campagne militari all’estero senza gli strumenti necessari, e intanto ci si vanta che l’Italia “ha una posizione di primo piano sulla scena internazionale”;
- si spendono milioni di Euro di denaro pubblico per le celebrazioni della ricorrenza dell’Unità d’Italia mentre ci sono regioni italiane in cui gli ospedali sono così fatiscenti che la protezione elettrica delle sale operatorie non è garantita, a rischio e pericolo dei pazienti.
Come se ne esce? Difficilmente la politica saprà epurarsi dagli Splendidi, perchè promettere più figa per tutti è facile e ormai viviamo in una campagna elettorale permanente. L’unica possibilità che abbiamo è un’autoterapia a base di conoscenza e consapevolezza.
Per cominciare, è bene tenere a mente che come contribuenti abbiamo il diritto di far sentire la nostra voce. Di seguito ho stilato alcune regolette che potete adottare per il vostro vivere quotidiano e che potete trasmettere a chi vi sta accanto:
- Quanto costa? Se un amministratore pubblico vi promette qualcosa, chiedetegli quanto ci costerà. Se non vi risponde in modo chiaro e circostanziato, vi sta prendendo in giro. Ricordatevi che il costo dell’acquisizione di risorse si calcola in termini di costo complessivo di possesso, ovvero il prezzo di acquisto, più il costo di installazione, gestione, manutenzione e smantellamento.
- Quanto è prioritario? Spendere pochi soldi in una miriade di capitoli di spesa è inutile, pertanto la strategia migliore è impegnare tutti i fondi pubblici per la risoluzione dei problemi primari, quelli che lo Stato è impegnato a risolvere per garantire i diritti sanciti dalla Costituzione. Perciò se il Sindaco della vostra città spende milioni di Euro per i festeggiamenti del santo patrono e poi non riesce a garantire l’assistenza agli anziani, è ora di ricordargli che lo Stato non è nel business dell’entertainment.
- Chi ne beneficia? L’uguaglianza è importante, ma ha un costo. Se chi vi promette un diritto omette di menzionare tale costo, vi sta prendendo in giro. Chi amministra le risorse pubbliche deve dichiarare con chiarezza i criteri di limitazione di tali costi, ad esempio limitando l’offerta di servizi o imponendo un tetto di spesa procapite o escludendo alcuni soggetti dalla fruizione gratuita. L’amministrazione pubblica può decidere di aumentare la tassazione per coprire i maggiori costi derivanti dall’estensione della copertura, ma non può ricorrere all’indebitamento per offrire servizi oltre le proprie disponibilità. Le parole chiave è trasparenza e conservatorismo.
- Quanto dura? Le risorse che lo Stato acquisisce sono durevoli o sono soggette ad obsolescenza? Spesso il denaro pubblico viene speso per tamponare una situazione piuttosto che per risolverla in modo definitivo. E’ importante limitare al minimo questo tipo di interventi, privilegiando le soluzioni che garantiscano dei benefici duraturi. I cittadini si sono talmente abituati a vivere nell’emergenza che non percepiscono i vantaggi di una gestione pianificata.
- Gestione privata? Molte spese vengono finanziate dai privati, i quali in cambio acquisiscono dei diritti temporanei sulla cosa pubblica. Il problema è che questo tipo di rapporti sono generalmente fonte di problemi, perchè in genere avviene una prevaricazione a favore del soggetto privato alla quale lo Stato non è in grado di rispondere adeguatamente. Per non parlare dei conflitti di interessi che sono all’ordine del giorno. Se il matrimonio pubblico-privato è indispensabile, è necessario porre regole ferree che stabiliscano un organismo di controllo indipendente con forti poteri sanzionatori ed è necessario ridurre al minimo la durata dei contratti di affidamento delle risorse pubbliche.
- Il balletto dei numeri. Chiunque voglia pavoneggiarsi dei risultati ottenuti dalla propria gestione vi agiterà sotto il naso una sfilza di numeri e percentuali. Quando ciò capita, premete il tasto PAUSE e prendetevi il tempo necessario per approfondire l’argomento: spesso i numeri sono inventati di sana pianta o manipolati ad-hoc per sostenere la tesi di chi li espone. Le regole sono due: verificare le fonti e conoscere il significato reale di tali dati.