Giacomo Cariello

Swizzeri

Dopo il famigerato referendum sui minareti nella Repubblica Elvetica, si è sollevata una polemica abnorme sulle conseguenze dei risultati e delle relative implicazioni etico-religiose.

Se la polemica è il piatto forte, io vorrei aggiungere un po’ di considerazioni di contorno:

  1. Personalmente, sono stato più volte in Svizzera (prima di sostituire il vetro anteriore dell’auto, era costellato di etichette del pedaggio annuale). L’ultima volta sono stato a Basilea per una conferenza e ho avuto l’impressione di una città a vocazione multiculturale, con un livello di integrazione delle varie etnie che qui in Italia ci sognamo. Per dirla tutta, ho avuto l’impressione che l’identità della Svizzera fosse proprio la capacità di non far prevalere una cultura sulle altre e di accettare tutte le culture chiedendo in cambio un ferreo rispetto delle regole comuni.
  2. La Svizzera ha un servizio di polizia molto efficiente: il livello di crimini procapite è circa pari a quello italiano nonostante in Svizzera ci sia un poliziotto ogni 516 abitanti, mentre in Italia c’è un poliziotto ogni 180 abitanti. Secondo il 67% della popolazione svizzera, le forze di polizia sono efficienti (in Italia il 54%).
    D’altro canto, la redistribuzione dei reati è abbastanza diversa: se l’Italia è al 25esimo posto per le rapine (in proporzione alla popolazione), la Svizzera è solo 43esima, mentre per i furti d’auto procapite l’Italia è all’ottavo posto mentre la svizzera è al 25esimo. Cito questi dati perchè in Italia il tema della religione musulmana è sempre collegato al tema dell’immigrazione, che a sua volta è collegato al tema della criminalità. Di conseguenza, mi pare utile sconfessare il teorema leghista secondo cui c’è un legame tra libertà di culto islamico e criminalità e affermare il principio che la criminalità si combatte se si combattono i criminali.
  3. Sento sempre più spesso un brusio di sottofondo che dice “se i paesi musulmani non rispettano i nostri costumi, perchè noi dovremmo rispettare i loro?”. Ebbene, a mio avviso questa posizione è inaccettabile. Secondo la nostra Costituzione, nei principi fondamentali non modificabili, è scritto “L’ordinamento giuridico italiano si conforma alle norme del diritto internazionale generalmente riconosciute.”. Tra le suddette norme c’è la Dichiarazione universale dei diritti dell’uomo, che sancisce, a riguardo dell’applicazione dei diritti, che “nessuna distinzione sarà inoltre stabilita sulla base dello statuto politico, giuridico o internazionale del Paese o del territorio cui una persona appartiene” e in generale sulla religione è sancito che “ogni individuo ha il diritto alla libertà di pensiero, coscienza e di religione; tale diritto include la libertà di cambiare religione o credo, e la libertà di manifestare, isolatamente o in comune, sia in pubblico che in privato, la propria religione o il proprio credo nell’insegnamento, nelle pratiche, nel culto e nell’osservanza dei riti”.
    Tra l’altro, nel prologo della suddetta dichiarazione, c’è una frase che andrebbe ficcata nella testa di certi sciagurati: “…è indispensabile che i diritti dell’uomo siano protetti da norme giuridiche, se si vuole evitare che l’uomo sia costretto a ricorrere, come ultima istanza, alla ribellione contro la tirannia e l’oppressione”.
  4. Infine, sui minareti, una cosa che non ho sentito da commentatori e opinionisti: in molti stati a maggioranza musulmana, come ad esempio in Egitto, c’è un acceso dibattito sull’uso dei minareti: il richiamo alla preghiera fatto con altoparlanti a varie ore del giorno e della notte rende difficile la convivenza. Ho soggiornato un paio di notti al Cairo e devo dire che non è una cosa che passa inosservata. Francamente, conoscendo il rigore e l’austerità svizzera, penso che il voto al suddetto referendum abbia poco a che vedere con la libertà di culto e molto a che vedere con il timore che si moltiplichino i muezzin scassacazzi megafonati :-P
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