Da quando le preferenze sessuali, la disabilità e la razza hanno smesso di essere motivi legalmente validi per uccidere qualcuno, abbiamo assistito ad un fenomeno linguistico molto interessante.
Nonostante non fosse più un reato, il marchio d’infamia della omosessualità veniva descritto con epiteti dispregiativi quali frocio, culattone, piglanculo e così via. L’intento offensivo era palese: talvolta la parola frocio era usata anche nei confronti di eterosessuali allo scopo di schernirli, di accomunarli agli omosessuali.
Ad un certo punto, grazie a tutta una serie di circostanze (le istanze del movimento GLBT, una certa filmografia hollywoodiana particolarmente commovente, etc) in una parte rilevante della popolazione ha cominciato a farsi strada l’idea che per restituire dignità all’omosessualità era necessario utilizzare un vocabolo scevro da connotazioni negative per riferirsi ad un omosessuale e la scelta ricadde su gay.
Inizialmente l’orizzonte era diviso tra la popolazione civilizzata, che si era adeguata a questo nuovo standard lessicale e i rozzi ignoranti, che invece si ostinavano ad usare la vecchia nomenclatura.
Situazioni analoghe si sono verificate in merito alla disabilità, quando si è introdotto la locuzione portatore di handicap per riferirsi a orbi e storpi a e idem dicasi per la razza, con la progressiva introduzione del termine nero al posto di negro.
Nella scia di questi cambiamenti linguistici, si sono verificati due fenomeni interessanti. Il primo riguarda i nativi di quest’epoca educati fin da piccoli al politically correct. Per loro (noi) la parola frocio ha ormai acquisito una connotazione stonata, come fosse un congiuntivo sbagliato.
L’altro fenomeno è che una parte maggioritaria di coloro che auspicavano le suddette mutazioni linguistiche erano convinti che cambiando il lessico, sarebbero cambiati anche i concetti. Invece, purtroppo, se chiami una lavatrice “frigorifero”, continui comunque a metterci dentro i panni sporchi. Perciò, è successo l’ovvio: i nuovi termini “neutrali” hanno cominciato ad assumere i significati negativi che erano attribuiti ai vecchi termini e la connotazione negativa è stata semplicemente trasferita al senso del discorso. La parola “gay”, usata come insulto, ha mutuato appieno i significati accessori di “effemminato” e “inetto” dal termine “frocio”.
Infine, una curiosità: l’estremizzazione del linguaggio politically correct, molto in voga di questi tempi, ha alcuni effetti collaterali degni di nota: la transizione da storpio a portatore di handicap fino a diversamente abile ha contaminato anche il lessico giuridico, perciò il regolamento di servizio dell’autobus dice che bisogna cedere il posto alle persone diversamente abili. Sebbene questa locuzione non aggiunga o tolga nulla alla condizione di chi è disabile se non rimarcarne la diversità, è una definizione talmente generica da includere le diversità positive, perciò se sull’autobus c’è qualcuno particolarmente intelligente, è il caso di lasciargli il posto a sedere.