Giacomo Cariello

La casta

In rete serpeggia un certo stupore per la notizia data dal Corriere secondo cui la Banca di Credito Cooperativo di Roma si appresterebbe ad offrire come bonus per il prepensionamento la possibilità di far subentrare un figlio al posto del padre.

Personalmente, non mi stupisce affatto, e non mi stupisce nemmeno che i sindacati abbiano accettato di buon grado questa soluzione. Considerate le attuali condizioni del mercato del lavoro in Italia, questo tipo di situazioni sono una normale conseguenza.

Un po’ di materiale per riflettere:

  1. La Heritage Foundation è un noto think-tank statunitense di stampo conservatore che annualmente rilascia un rapporto intitolato “Index of Economic Freedom”, il cui sottotitolo decisamente esplicativo è “The link between economic opportunity and prosperity”.
    Il suddetto rapporto stila una classifica della libertà economica delle nazioni, sulla base di 10 parametri di riferimento, come ad esempio i diritti sulla proprietà privata, la dimensione della pubblica amministrazione e il livello di corruzione. Tra i suddetti parametri c’è una valutazione sulla cosiddetta “Labor freedom” che viene calcolata sulla base di sei fattori:
    1. Rapporto tra il salario minimo e il valore aggiunto medio per lavoratore
    2. La difficoltà di assumere lavoratori aggiuntivi
    3. La rigidità dell’orario di lavoro
    4. La difficoltà di licenziare lavoratori in eccesso
    5. L’obbligo di preavviso di licenziamento
    6. L’obbligo di indennità di malattia
    L’Italia, che nel rapporto 2009 si classifica complessivamente al 76esimo posto, perdendo rispetto all’anno precedente, sulla Labor Freedom prende un voto di 61.3 su 100. Per fare un raffronto, gli USA sono al 95, il Regno Unito al 78, il Belgio al 70, l’Austria al 78 e la Danimarca al 99.
  2. Se è vero che Internet ha una risposta per tutto, se cercate su Yahoo Answers in Italiano la domanda “Come faccio a licenziare un dipendente?”, la risposta unanime è essenzialmente “portalo all’esasperazione in modo che sia lui/lei a dimettersi”, visto che normalmente un licenziamento porta con sè strascichi legali che fanno lievitare i costi per l’impresa. Senza contare che a livello giudiziale, anche qualora il comportamento del dipendente abbia compromesso in modo definitivo il rapporto di fiducia (situazioni che vi farebbero rompere un’amicizia decennale, per dire), il giudizio di legittimità del licenziamento tende comunque ad escluderne la validità.
  3. Al termine del periodo formativo, chi è alla ricerca della prima occupazione spesso si adatta a fare uno stage: un periodo di lavoro non retribuito in cui dovrebbe imparare concretamente a lavorare. La realtà dei fatti è che gli stage non servono ad un tubo: se una persona è già qualificata per svolgere un lavoro tipicamente trova un impiego immediatamente, o si mette in proprio, o sta già lavorando mentre completa il corso di studi.
    Nella maggior parte dei casi, tuttavia, gli stageurs sono sostanzialmente impreparati a ciò che li attende e la capacità di diventare pienamente operativi va molto al di là dei 2-3 mesi di stage. Normalmente l’azienda che li accoglie prende atto della loro sostanziale inadeguatezza e li mette a fare le fotocopie o ad aggiornare l’inventario: un’opportunità viene sprecata e lascia il posto ad una tassa occulta del mondo imprenditoriale.
    Del resto, se un giorno ti arriva un ragazzo che ha fatto un corso di computer grafica e ti dice che Photoshop l’ha usato un paio di volte in tutto, il massimo che puoi fare è dargli dei pennarelli e metterlo a colorare i quaderni con le figure.
  4. Non escludo che il fatto che io sia un imprenditore e parli apertamente di queste questioni possa essere considerato dalla normativa Italiana una condotta antisindacale.

In pratica la mancanza di formazione professionale da parte del sistema scolastico/accademico e l’impossibilità di liberarsi agilmente di risorse umane inadeguate hanno due conseguenze: la prima è che le aziende usano contratti di lavoro senza tutele (Co.co.pro, lavoro a tempo determinato, stage, etc.) e la seconda è che si preferisce impostare rapporti di lavoro basati sulla conoscenza personale (la raccomandazione, il nepotismo, etc) piuttosto che basarsi sui titoli accademici o sul breve periodo di prova previsto dai contratti nazionali.

Non è necessario dire che entrambe le conseguenze sono perniciose per il nostro Paese, perchè da un lato limitano ulteriormente la mobilità sociale e dall’altro spaccano il mondo del lavoro in due: chi è troppo protetto e chi non lo è affatto.

Quanto al caso specifico citato all’inizio, la ragione fondamentale della scelta nepotistica di Banca di Credito Cooperativo di Roma è l’unica non citata nell’articolo: il figlio che riceve un lavoro grazie all’intercessione genitoriale avrà certamente maggiori motivazioni a conservare l’impiego e rispettare il vincolo di lealtà all’azienda.

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