Nei giorni scorsi ho scritto un breve testo di propaganda pro-Marino per il sito dei Giovani Democratici della mia città, che riporto qui:
Negli ultimi 30 anni in Italia si è creato un mutuo disinteresse tra i giovani e la politica. Chi ha governato l’Italia in questo periodo ha considerato “i giovani” semplicemente come un problema da risolvere: abbiamo il problema del debito pubblico, degli immigrati e dei giovani. Così è nato il concetto di “politiche giovanili”, abusato nelle brochure elettorali di chi giovane non era più per dimostrare che anche per il problema dei giovani si stava facendo qualcosa. Naturalmente non si è fatto nulla.
C’è un corollario della legge di Murphy che dice: le conseguenze di un’azione nefasta si possono rinviare indefinitamente, a patto che la dimensione della catastrofe finale sia esponenzialmente proporzionale al tempo trascorso, e dopo Lehman Brothers sappiamo che Murphy era un ottimista. Ecco, la politica del rinviare la catastrofe è sempre stata un fiore all’occhiello dei governi italiani: si tagliano i fondi a scuole e università una fettina alla volta, perchè le conseguenze di un paese impoverito per mancanza di cultura e di competenze si vedranno solo tra qualche decade; si tagliano le pensioni di coloro che andranno in pensione tra 30 anni, così chi governa adesso può elargire pensioni più cospicue senza ritoccare l’età pensionabile e fingendo che i rendiconti finanziari siano in ordine; si favoriscono le lobbies delle fonti di energia non rinnovabili e inquinanti, ignorando i problemi di sostenibilità a lungo termine; si spendono quattrini che non si hanno mettendo in capo alle prossime generazioni un debito inestinguibile.
Tutto questo è già accaduto, per molto tempo, e ormai siamo sull’orlo del burrone, perciò per invertire la rotta non basta una piccola deviazione: i motori dell’Italia devono spingere a tutta forza nella direzione opposta.
Siccome siamo giovani, ma non siamo stupidi, questo meccanismo del rinviare sine die l’abbiamo capito benissimo. Il risultato è che la maggior parte degli under-30 considerano di poter attuare il proprio progetto di vita nonostante la politica e considerano la politica come noioso un programma tv che non ha nulla a che vedere con la realtà.
In questo scenario, Ignazio Marino è una concreta possibilità di svolta, perchè alla guida del Partito Democratico, un partito a vocazione maggioritaria, la leadership di una persona che non è compromessa con la nomenklatura consentirebbe un’inversione di tendenza: non più i giovani come un problema o come un’esigenza da mediare tra le tante, ma il riconoscimento che le giovani generazioni di italiani sono l’unica reale occasione del nostro Paese di evitare il declino.
Per fare questo, non è sufficiente spandere a pioggia qualche milione di Euro qui e là su iniziative estemporanee: Ignazio Marino riconosce che c’è bisogno di una terapia d’urto, perciò l’azione centrale dell’azione politica di Ignazio Marino sarà orientata su tre fronti:
I giovani devono avere delle occasioni
Grazie a Internet, è aumentata la consapevolezza della diversità delle condizioni di vita tra i giovani italiani e i giovani degli altri paesi occidentali. Appare sempre più chiaro che chi vale veramente in Italia, a meno che non goda di qualche raccomandazione, è condannato ad una vita da precario mal retribuito e insoddisfatto dei propri traguardi professionali. La promessa di un riscatto viene continuamente rinviata nel tempo, semplicemente rimodellando il senso delle parole: un quarantenne in Italia è ancora un giovane ( e quindi inesperto), mentre nella maggior parte degli altri paesi occidentali può realmente contendere importanti cariche pubbliche e ruoli professionali di rilievo.
Per cambiare questa situazione è necessario rompere i meccanismi che consentono a chi è già all’apice del successo professionale di perpetuare se stesso usando meccanismi corporativi: gli ordini professionali devono essere riformati in modo da agevolare l’accesso alle professioni, l’accesso al pubblico impiego deve essere regolato su principi meritocratici, è necessario riformare i contratti di lavoro introducendo il contratto unico: un contratto individuale di lavoro a tempo indeterminato, con salario minimo garantito e garanzie di reddito a protezione delle fasi di disoccupazione tra un contratto e l’altro ed infine è necessario intervenire per eliminare le disparità di percorsi e carriere legate al genere.
E’ chiaro che per offrire delle reali occasioni ai giovani non è sufficiente riattivare la mobilità sociale puntando sulla meritocrazia, ma è necessario anche aumentare il numero complessivo di carriere disponibili, dando slancio alla ripresa economica. Per questo motivo, la ricetta di Marino prevede un’azione di shock dell’economia a base di liberalizzazioni, di contrasto alle rendite di posizione e di riduzione del costo del lavoro che grava sulle imprese. Inoltre, l’azione del governo dovrà puntare in special modo all’affermazione del Made in Italy, all’innovazione tecnologica e scientifica e allo sviluppo delle energie rinnovabili.
I giovani devono avere degli strumenti
Per non sprecare le occasioni è necessario essere pronti a coglierle. Per questo motivo, la formazione è fondamentale: Ignazio Marino dice un NO chiaro alla dispersione scolastica e dei SI convinti: un SI alla all’autonomia finanziaria e organizzativa delle scuole, per l’offerta formativa, per il reclutamento, le carriere e la retribuzione degli insegnanti; un SI a nuovi centri di ricerca che adottino criteri di valutazione e assegnazione trasparenti ed internazionalmente riconosciuti, anche con un’agenzia sul modello di simili enti stranieri ed infine un SI a nuovi stanziamenti di risorse finanziarie e nuovi criteri di assegnazione, ad un livello comparabile a quello dei principali paesi europei.
Inoltre, l’accesso a Internet deve essere libero e gratuito ed esteso su tutto il territorio nazionale come strumento indispensabile per l’accesso alla conoscenza condivisa.
Il Paese deve sincronizzarsi sul presente
Vivere in un Paese in cui la legislazione non tiene conto dell’evoluzione della società ha come conseguenza che i cittadini che maggiormente rappresentano questa evoluzione, tipicamente le giovani generazioni e coloro che sono marginalizzati ed etichettati come “diversi”, finiscano per sognare di espatriare. Chi può a volte lo fa, specialmente se ha le carte in regola per avere successo altrove: penso al cosiddetto fenomeno della “fuga di cervelli”. Chi non può si adatta a vivere da esule in patria, proprio come tutti quegli ex elettori del PD che si sentono traditi dall’incapacità del Partito Democratico di dire parole chiare sui temi che riguardano i diritti civili.
Ignazio Marino intende riportare il Partito Democratico sul giusto binario, affermando delle idee chiare e laiche sulle quali aggregare il consenso di una larga parte dell’elettorato di centro-sinistra. Noi contemporanei che aderiamo al progetto politico di Ignazio Marino, chiediamo che lo Stato si adegui ad un linguaggio moderno e comprensibile per interagire con i cittadini e chiediamo che il nostro Paese ci garantisca di poter condurre uno stile di vita più simile a quello che è normalmente accettato negli altri paesi europei, a cominciare dalla possibilità di stipulare unioni civili e di poter redigere un testamento biologico. In altre parole, chiediamo degli standard di qualità dei diritti civili adeguati ad una democrazia avanzata.