Giacomo Cariello

Parliamo di scuola, tre anni dopo.

Scrivevo di scuola, il 31 ottobre 2006, quando si era da poco insediato il Ministro Fioroni. La memoria scritta talvolta aiuta:

Ipotizziamo, per assurdo, che da oggi la scuola italiana sia gestita da un manager alla Howard Stringer (se i Giapponesi hanno chiamato un manager non giapponese per Sony, perchè non chiamare un non italiano anche noi?), uno che in pochi mesi manda a casa 10K persone. Ipotizziamo che questo tizio cominci a definire degli standard elevati per l’insegnamento e per la valutazione: chi non si piega abbastanza da fare il limbo è fuori.

Proviamo ad immaginare cosa farebbe questo manager senza scrupoli:

  • Chi non si aggiorna e sostiene degli esami di verifica ogni 2 anni perde l’abilitazione all’insegnamento, chi non impara ad usare il computer ha un malus del 25% sullo stipendio.
  • Se un insegnante è negligente, oltre al licenziamento deve pagare i danni alla scuola e ai genitori dei propri alunni.
  • Gli insegnanti che hanno un rendimento certificato sotto la media per 3 anni di fila sono sottoposti ad accertamento e affiancati da un insegnante con maggiore esperienza.
  • Le valutazioni di studenti e insegnanti sono assegnate a commissioni di non insegnanti che sono selezionate per la loro capacità di essere inflessibili e integerrimi.
  • I programmi scolastici “minimi” devono essere dettagliati, aggiornati di anno in anno e approvati da apposite commissioni di esperti miste insegnanti/non-insegnanti.
  • Gli istituti che hanno le valutazioni di merito più basse per 2 anni di fila ricevono un taglio del 10% ai finanziamenti strutturali e del 5% agli stipendi. Inoltre i genitori che hanno dei figli nelle suddette scuole hanno un aggravio fiscale per 3 anni (indipendentemente se cambiano scuola successivamente).
  • Gli studenti che hanno un rendimento generale inferiore alla media per oltre un semestre vengono affiancati da un insegnante specializzato che verifica la loro condizione di apprendimento e fissa interventi specifici con i vari insegnanti per colmare le lacune.
  • Chi rimane sotto la media per oltre 3 semestri consecutivi può scegliere se rivolgersi ad una commissione esterna per chiedere una rivalutazione del proprio curriculum, cambiare indirizzo di studi o partecipare a corsi integrativi obbligatori pagati dai genitori.
  • Tutto il software delle scuole deve essere convertito all’Open Source.
Nel giro di 4 anni, 200K persone a casa, di cui circa 50K rimpiazzate da colleghi attualmente precari.
Il risparmio e le maggiori entrate vanno principalmente al miglioramento delle risorse scolastiche (riparazione degli edifici, informatizzazione e condivisione delle biblioteche scolastiche, ammodernamento degli strumenti didattici, specialmente per le materie tecnico-scientifiche, aumento dell’offerta formativa via Internet, etc.). Il resto va a beneficio degli insegnanti che hanno almeno un’attività extra-curricolare qualificata (che porta particolare prestigio alla scuola).

Questa è la soluzione, si chiama “politica dei calci nel sedere”. I retrogradi e gli incompetenti devono diventare “la riserva indiana”.

La domanda è: siccome gli insegnanti sono un partito in crescita e i genitori responsabili sono in calo, chi ha la forza politica di realizzare un programma del genere?

La sbandierata “competizione” tra pubblico e privato non funziona, se i managers pubblici non hanno l’autonomia contrattuale con insegnanti e assistenti, se non c’è la libertà di mandare a casa gli insegnanti non produttivi e di premiare quelli super-produttivi e se la valutazione del risultato non è svolta da commissari indipendenti.
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