Giacomo Cariello

Le sigarette e il PD

Qualche giorno fa è aumentato il costo delle sigarette. La cosa mi riguarda in qualità di convivente di fumatrice. E’ quel genere di notizia che crea un certo nervosismo: 10 centesimi moltiplicato per, ipotizziamo, 1 pacchetto al giorno, sono 3 Euro in più al mese. Ogni tot accade e così stavolta le ho detto: “Quanto possono aumentarle prima che tu consideri seriamente l’idea di smettere?” - “Ma dai!” - “No, facciamo l’ipotesi che di 10 centesimi alla volta, arrivino a costare 6 Euro, le compri ancora? E a 7? E a 8? Facciamo 10 Euro e non se ne parla più”. Dopo qualche vano tentativo di sviare il discorso, ho avuto la mia risposta: “Quando smetterò di comprare da mangiare, saprai che le cicche costano troppo”.

Non per niente si chiama tossicodipendenza.

Le scelte razionali, al contrario, dovrebbero prevedere il concetto di stop loss. Quanto sono disposto a perdere prima di considerare l’idea di fare un passo indietro, di rivedere la strategia, prima di staccare la spina? Se non sappiamo rispondere a questa domanda, siamo in balia degli eventi. Se non sai quando fermarti, possono portarti via tutto, 10 centesimi alla volta. E’ la metafora della rana nell’acqua calda, se la temperatura sale abbastanza lentamente, la rana non se ne accorge in tempo: a furia di perdere terreno, ci siamo abituati: un punticino alla volta non fa così male, in fondo è sopportabile. Per questo è una scelta che va fatta a priori. Quando sarà il momento, ci sarà troppo panico ed emozione per prendere una decisione lucida: la speranza immotivata è un tarlo che scava senza sosta, soprattutto quando butta male, e le ipotesi più improbabili diventano quasi credibili e confortanti.

Meno di due settimane fa, la maggioranza dei delegati intervenuti all’Assemblea del Partito Democratico hanno rigettato l’ipotesi di tornare alle Primarie e hanno eletto il vice di Veltroni come suo successore. Ieri sera uno di coloro che hanno appoggiato l’elezione di un nuovo segretario, ci ha confidato che anche lui, come molti altri, era turbato dall’idea che andare alle Primarie in questo periodo avrebbe potuto incidere sul risultato delle elezioni amministrative, percui sarebbe stato irresponsabile chiedere le Primarie.

La mia domanda, a lui e a tutti gli altri che hanno sostenuto la mozione pro-segretario è la seguente: qual è la stop loss del PD? In altre parole: la strategia applicata finora, per quanto possa essere stata disastrosa, non ha convinto i delegati a cambiare rotta, a una virata brusca per evitare l’Iceberg. Già il 19 dicembre scorso, la direzione del PD, si rifiutò di fare autocritica seriamente e rinnovò la fiducia (a parole) a Veltroni. L’Assemblea, sostanzialmente, ha fatto lo stesso: di fronte al capo che tira il freno e scende, ha risposto “avanti così!”. Il passive-play per antonomasia.

Il significato è ben preciso: non abbiamo ancora toccato il fondo, c’è ancora un margine di perdita possibile, c’è qualcosa da salvare, l’importante è tenere i nervi saldi. Perciò, vorrei che chi ha sostenuto Franceschini mi dica qual è il limite minimo, la soglia psicologica oltre la quale il rischio peggiore si concretizza. Lo mettano per iscritto, a futura memoria. Quante amministrazioni locali dobbiamo perdere? Quanti punti di gradimento nei sondaggi? Quale livello della scala del ridicolo? Se la domanda avrà una risposta chiara e definitiva, mi aspetto che anche le azioni, razionalmente, ne siano la coraggiosa conseguenza. Se invece la risposta sarà tergiversante, allora vuol dire che il PD è come le sigarette.

P.S.: fatevi un appunto, all’Assemblea c’è chi sperava in un altro finale, come Ivan Scalfarotto, Pippo Civati e gli altri della Carovana, Paola Concia, che ha fatto un intervento veramente coinvolgente e altre duecento-e-passa persone che hanno avuto il coraggio di alzarsi. Coraggio, la parola chiave.

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