Il mio nuovo tecno-blog, dove posterò How-tos, reviews e altre notizie assortite dal mondo dello sviluppo software e della tecnologia in generale.
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La maggior parte dei problemi sociali che la Repubblica Italiana si trova ad affrontare hanno un comune denominatore: sono causati dall’attitudine dei politici italiani a fare “gli Splendidi”, ovvero partire dal presupposto che le risorse necessarie a risolvere un determinato problema siano infinite, salvo poi lasciare nella merda chi deve risolvere quel problema concretamente.
Fare gli Spendidi è una tradizione antica e nell’Italia moderna trova le sue radici nella Costituzione. Per fare un esempio, prendiamo l’articolo 112: “Il pubblico ministero ha l’obbligo di esercitare l’azione penale”. La Costituzione Italiana non dice come reperire le risorse per permettere il rispetto reale di tale obbligo, nè dice chi è obbligato a reperire tali risorse. In pratica, se leggiamo anche la parte sottintesa, l’articolo 112 recita: “Il pubblico ministero ha l’obbligo di esercitare l’azione penale e sono cazzi suoi come ci riesce”. Bisognerebbe inoltre notare che tra Parlamento, Governo e CSM, si stanno tutti impegnando affinchè questa norma sia di fatto inapplicabile.
Le tracce degli Splendidi sono bipartisan e si possono notare in qualsiasi ambito della vita del Paese:
Come se ne esce? Difficilmente la politica saprà epurarsi dagli Splendidi, perchè promettere più figa per tutti è facile e ormai viviamo in una campagna elettorale permanente. L’unica possibilità che abbiamo è un’autoterapia a base di conoscenza e consapevolezza.
Per cominciare, è bene tenere a mente che come contribuenti abbiamo il diritto di far sentire la nostra voce. Di seguito ho stilato alcune regolette che potete adottare per il vostro vivere quotidiano e che potete trasmettere a chi vi sta accanto:
Dopo il famigerato referendum sui minareti nella Repubblica Elvetica, si è sollevata una polemica abnorme sulle conseguenze dei risultati e delle relative implicazioni etico-religiose.
Se la polemica è il piatto forte, io vorrei aggiungere un po’ di considerazioni di contorno:
Da quando le preferenze sessuali, la disabilità e la razza hanno smesso di essere motivi legalmente validi per uccidere qualcuno, abbiamo assistito ad un fenomeno linguistico molto interessante.
Nonostante non fosse più un reato, il marchio d’infamia della omosessualità veniva descritto con epiteti dispregiativi quali frocio, culattone, piglanculo e così via. L’intento offensivo era palese: talvolta la parola frocio era usata anche nei confronti di eterosessuali allo scopo di schernirli, di accomunarli agli omosessuali.
Ad un certo punto, grazie a tutta una serie di circostanze (le istanze del movimento GLBT, una certa filmografia hollywoodiana particolarmente commovente, etc) in una parte rilevante della popolazione ha cominciato a farsi strada l’idea che per restituire dignità all’omosessualità era necessario utilizzare un vocabolo scevro da connotazioni negative per riferirsi ad un omosessuale e la scelta ricadde su gay.
Inizialmente l’orizzonte era diviso tra la popolazione civilizzata, che si era adeguata a questo nuovo standard lessicale e i rozzi ignoranti, che invece si ostinavano ad usare la vecchia nomenclatura.
Situazioni analoghe si sono verificate in merito alla disabilità, quando si è introdotto la locuzione portatore di handicap per riferirsi a orbi e storpi a e idem dicasi per la razza, con la progressiva introduzione del termine nero al posto di negro.
Nella scia di questi cambiamenti linguistici, si sono verificati due fenomeni interessanti. Il primo riguarda i nativi di quest’epoca educati fin da piccoli al politically correct. Per loro (noi) la parola frocio ha ormai acquisito una connotazione stonata, come fosse un congiuntivo sbagliato.
L’altro fenomeno è che una parte maggioritaria di coloro che auspicavano le suddette mutazioni linguistiche erano convinti che cambiando il lessico, sarebbero cambiati anche i concetti. Invece, purtroppo, se chiami una lavatrice “frigorifero”, continui comunque a metterci dentro i panni sporchi. Perciò, è successo l’ovvio: i nuovi termini “neutrali” hanno cominciato ad assumere i significati negativi che erano attribuiti ai vecchi termini e la connotazione negativa è stata semplicemente trasferita al senso del discorso. La parola “gay”, usata come insulto, ha mutuato appieno i significati accessori di “effemminato” e “inetto” dal termine “frocio”.
Infine, una curiosità: l’estremizzazione del linguaggio politically correct, molto in voga di questi tempi, ha alcuni effetti collaterali degni di nota: la transizione da storpio a portatore di handicap fino a diversamente abile ha contaminato anche il lessico giuridico, perciò il regolamento di servizio dell’autobus dice che bisogna cedere il posto alle persone diversamente abili. Sebbene questa locuzione non aggiunga o tolga nulla alla condizione di chi è disabile se non rimarcarne la diversità, è una definizione talmente generica da includere le diversità positive, perciò se sull’autobus c’è qualcuno particolarmente intelligente, è il caso di lasciargli il posto a sedere.
In rete serpeggia un certo stupore per la notizia data dal Corriere secondo cui la Banca di Credito Cooperativo di Roma si appresterebbe ad offrire come bonus per il prepensionamento la possibilità di far subentrare un figlio al posto del padre.
Personalmente, non mi stupisce affatto, e non mi stupisce nemmeno che i sindacati abbiano accettato di buon grado questa soluzione. Considerate le attuali condizioni del mercato del lavoro in Italia, questo tipo di situazioni sono una normale conseguenza.
Un po’ di materiale per riflettere:
In pratica la mancanza di formazione professionale da parte del sistema scolastico/accademico e l’impossibilità di liberarsi agilmente di risorse umane inadeguate hanno due conseguenze: la prima è che le aziende usano contratti di lavoro senza tutele (Co.co.pro, lavoro a tempo determinato, stage, etc.) e la seconda è che si preferisce impostare rapporti di lavoro basati sulla conoscenza personale (la raccomandazione, il nepotismo, etc) piuttosto che basarsi sui titoli accademici o sul breve periodo di prova previsto dai contratti nazionali.
Non è necessario dire che entrambe le conseguenze sono perniciose per il nostro Paese, perchè da un lato limitano ulteriormente la mobilità sociale e dall’altro spaccano il mondo del lavoro in due: chi è troppo protetto e chi non lo è affatto.
Quanto al caso specifico citato all’inizio, la ragione fondamentale della scelta nepotistica di Banca di Credito Cooperativo di Roma è l’unica non citata nell’articolo: il figlio che riceve un lavoro grazie all’intercessione genitoriale avrà certamente maggiori motivazioni a conservare l’impiego e rispettare il vincolo di lealtà all’azienda.